Palleggi e passaggi, passaggi e palleggi. Correre e dribblare, cadere e rialzarsi. Gli allenamenti di calcio sono tutti uguali. Forse per questo ho perso l’interesse. Mi manca la novità. Tre volte a settimana per tutto l’anno sono una tortura necessaria a finché si divertano, facciano sport e imparino a giocare in squadra. E io li accompagno. Qualcosa ho imparato. Che devono verticalizzare. Cosa è un assist. Cosa sono le azioni. Ma oltre questo il resto mi annoia. È molto ripetitivo. Fanno sempre gli stessi esercizi. Ma a loro piace. Soprattutto la partita. Quella la seguo anche io. E quindi se a loro piace a me tocca aspettare. Dall’inizio alla fine. Sono diventata la loro fan numero uno. Anche se alle volte nemmeno li guardo. Una ora e mezza di calcio è troppo. Lo dice anche Jordi, che aspetta con me ad ogni singolo allenamento. Oggi hanno indossato le scarpette nuove. Le avevamo preso questo weekend. Senza lacci. Così evitiamo qualche problema. Èric dice che i lacci le deviano il tiro. Forse è vero perché ha fatto un gol. E no ne faceva da una vita. Lui dice che sono le scarpe, che sono super. E io sono contenta. Le abbiamo cercate dappertutto, dovevano essere come diceva lui. Così abbiamo girato 5 negozi. In tutto ciò anche Arnau ha voluto cambiare le sue. Poi ha visto un pallone, quello del mondiale credo. E dopo mi ha guardata con quei occhi. Èric ha visto i guanti da portiere e mi ha detto che alle volte gioca in porta. Così siamo rientrati a casa con due paia di scarpe, i guanti di portiere e un pallone. Io non so se mai diventeranno calciatori ma questi momenti li ricorderò per sempre. Anche se prima o poi si stancheranno, penso che questi pomeriggi avranno valso la pena. Lo sport è importante per il loro sviluppo. E loro stanno crescendo alla grande. Voglio pensare che questi sacrifici abbiano contribuito. Quando li vedo a terra soffro un pochino. Ma come dice il mister a terra il dolore non passa. Così si rialzano e continuano a giocare. Sempre dietro la palla. Sono orgogliosa dei ragazzi che stanno diventando. E penso che il calcio li stia aiutando. Spero sia una passione che duri a lungo. Per ora non l’hanno abbandonata. Comunque oggi la partita è stata interessante. A un certo punto è entrato un serpente nel campetto. Era lungo, grosso, nero e viscido e tutti i bambini hanno iniziato ad urlare. Il mister ha detto che non faceva niente ma nessuno si è avvicinato. I bambini urlavano e correvano a destra e sinistra, mentre Èric rideva come un pazzo. Alla fine un genitore lo ha allontanato e la partita ha continuato. Le ho fatto una foto da lontano ma si vede tutto sfocato. Non sapevo che a Bari ci fossero dei serpenti così grandi. La verità è che faceva impressione. E io che mi lamentavo che al calcetto non succedeva mai nulla. I bambini erano emozionatissimi e quando è arrivato papà glielo hanno raccontato con tutti i dettagli. Io le ho fatto vedere la foto e ha detto che forse era una biscia. In tutto caso non velenoso come aveva detto il mister. Insomma, un altro ricordo per non dimenticare. Una altra avventura da raccontare.
Un ospite al calcetto