Canta Marco Mengoni in due vite che dove vai quando la vita poi esagera. E io mi dico che a Bari. Si perché ho deciso di trasferirmi. Mi mancherà Molfetta ma sento che è arrivato il momento di volare altrove. I ricordi me li porto con me ma ho tanto da lasciare indietro. Non è un punto e a capo ma una virgola, ho bisogno di continuare altrove. Non voglio ricominciare solo allontanarmi da una città che non sento più mia. Mi mancano gli stimoli e mi manca l’aria di grande città. Le strade larghe e i palazzi alti. La gente anonima. Il rumore del traffico e l’aria inquinata. Il casino. Mi manca tutto ciò che avevo a Barcelona e Bari penso me lo possa offrire. Molfetta mi piace, ma alle volte mi asfissia. Bari mi attira come una calamita. Non ho grandi aspettative. Alla mia età non spero più in un giro radicale della mia vita. Mi basta solo continuare con le mie abitudini ma in un posto che possa sentire mio. E Bari un po’ me la sento mia. Qui vanno a scuola i bambini, andiamo al calcetto, alle feste, a casa degli amichetti. Facciamo pranzi e merende. È diventata la nostra seconda casa. E io vorrei che fosse la prima. Complice anche i lunghi tragiti che facciamo ogni giorno. Ho bisogno di accorciare le distanze. Non si può fare per sempre la pendolare. Bisogna fare scelte e spero per una volta che io stia facendo quella giusta. Un po’ mi spaventa la solitudine della grande città. Ma è anche vero che di rapporti superficiali ne ho avuti già abbastanza. In qualsiasi modo so che mi integrerò. Sto già frequentando un gruppo di expats con cui scambiamo birra e chiacchiere in inglese e la verità è che mi ci trovo bene. Siamo tutti di posti diversi. Con gli stessi problemi e le stesse perplessità. Chi di passaggio chi a lungo termine. Chi per lavoro, studi o amore. Penso che quando arriva il momento di andare altrove lo si senta. E io ho l’ho sentito per molto tempo. Quando me ne andai di Barcelona, quando lasciai Norimberga, e ora Molfetta. Che i posti non ci appartengono è una cosa che ho saputo sempre così come noi non apparteniamo ai luoghi. Come ho letto le radici non sono catene e anche un albero può essere trapiantato altrove. E io le mie radici le voglio fare crescere a Bari. È un cambiamento che mi serve. Mettere distanza e allontanarmi di una vita che non sento più la mia. Fatta di giornate ripetitive e di una routine che mi ha imprigionato per troppo tempo. Il cambiamento mi può fare bene, me lo ha sempre fatto. Sinora. Non è un fuggire ma un continuare. Altrove. Li dove ci si può perdere fra strade sconosciute e luoghi da scoprire. E poi ci sono le mostre, i concerti e il teatro. Stando lì sarà più facile andarci. O questo mi dico. Impegni dei bambini permettendo. È stata una decisione molto meditata. Ma i bambini sono contenti. Jordi vuole fare il liceo a Bari e stando a Molfetta sarebbe risultato impossibile. È vero che c’è il treno. Ma io non lo voglio vedere fare avanti e indietro. L’ho fatto io per tanto tempo e mi sono esaurita. Ora tocca preparare un trasloco. Impacchettare una parte della mia vita e trasferirla altrove. Aprire scatoloni e rimettere tutto a posto. E andare avanti con la lezione imparata. Non ho più tempo per i rimpianti. Le cose vanno come dovevano andare. E io mi accontento di quello che mi rimane. Tre bambini meravigliosi e una casa da arredare. Pareti da colorare. Momenti da vivere e condividere. Attimi da scrivere. Mi godo questi ultimi mesi a Molfetta sapendo che saranno gli ultimi. Mi godo tramonti e passeggiate in una delle più belle città della Puglia. E in attesa di nuovi tramonti mi dico di si, che sto facendo la scelta giusta. Voglio un nuovo scenario. Un ambiente diverso. Aprire un nuovo libro e perdermi nelle sue pagine fra le parole che io stessa non ho mai detto. Forse un giorno le scriverò tutte di un fiato, le parole che non ho mai detto. Per ora le tengo con me. In una scatola che mi porterò insieme alle altre, in attesa di essere aperta. E le metterò tutte a posto. Li dove appartengono. Nella mia nuova casa. Fra i libri vecchi e quelli nuovi. In attesa di essere lette.
Le parole che non ho mai detto