Trovare la fede

La mia prima confessione

Ammetto che non mi è mai interessata la religione.

Sono andata a una scuola laica, la Escola Santa Anna, dai 3 ai 15 anni e ho avuto una educazione altrettanto laica dai miei genitori.

A scuola si sceglieva fra etica o religione e io sceglievo la prima. Dopo, fra religione o cultura classica, scelsi la seconda. La maggior parte dei miei amici di Barcelona come me, non erano battezzati né avevano fatto la comunione. Nelle superiori, dai 16 in poi, non mi sono interessata per la religione, ma molto invece per la filosofia. Avevo un maestro che ricordo ancora. Mi ha fatto pensare tanto. E riflettere.

In casa non si è mai parlato di fede. Mia madre, atea agnostica convinta. E mio padre, chi lo sa. Non ci ha mai detto né quale partito votasse, né cosa credeva o non credeva. Sulla politica e la religione non ci ha mai voluto inculcare nulla, ermetismo puro. Voleva che scegliessemo per noi stesse. Senza influenze. Per questo non ci hanno battezzate.

Alla religione mi sono avvicinata solo da grande, in Germania. Il mio fidanzato di quei tempi era cattolico, dunque lo accompagnavo in chiesa la Domenica. E stavo lì, dentro la Frauenkirche, a sentire tutta la messa in tedesco. Una noia. Ma aproffitavo per vedere i pilastri, il soffitto, le vetrate e i dettagli della architettura gotica. Credo di conoscere la Frauenkirche a memoria.

L’unica volta in cui mi sono divertita un po’ è stato quando hanno celebrato una messa interamente in latino. Vedere tutti i tedeschi concentrati a cercare di capire è stato curioso. Più divertente ancora dopo, quando hanno datto per scontato che io avesse capito tutto, solo perché ero catalana, e mi hanno chiesto cosa mi era sembrata. Purtroppo capivo solo parole singole e qualche frase, solo per il contesto, ma non l’intero discorso. Così ho detto che era stata una messa molto toccante. E loro hanno fatto di sì con la testa. Anche per loro lo era stata.

Della religione cattolica non mi è mai piaciuto il fatto che ci siano tanti obblighi e divieti, e che si basi sul senso di colpa. Parere personale. In quel tempo frequentavo un corso di tedesco con una ragazza del Kurdistan, una della Malasia, i ragazzi di Corea, un paio di canadesi e un britannico. Ognuno aveva una religione diversa ed è lì che ho iniziato davvero a interessarmi. E ho iniziato a fare domande e farmi raccontare un po’ come vivevano la loro religione, la loro cultura.

Anche se ero agnostica, per le religioni ho sempre avuto un grande rispetto. Perché è un tema importante per chi la pratica. Io ne ho preso coscienza sin da piccola, di questo fatto. Quando vedevo le donne piangere sui balconi quando passava la Virgen María nelle processioni a Málaga o quando in TV passavano il botafumeiro. Quando a Montserrat sentivi cantare il coro o quando vedevi la tua amica musulmana fare convinta il Ramadan. Quando a Bangkok ho visto il tempio del Buda sdraiato o in Casablanca la Moschea di Hassan II o il santuario di Monserrate a Bogotá.

In tutti quei luoghi sacri, la gente pregava, o piangeva, o si emozionava. Io facevo foto. Ma non sentivo nulla. Per i praticanti e per i credenti, invece, mi era chiaro che era una emozione, ed è per questo che ho sempre rispettato la religione di ognuno. Perché è una scelta intima e personale.

Il fatto è che, a 36 anni, chi me lo doveva dire, ho iniziato a credere pure io. I dettagli di quando è avvenuto non li condivido, perché voglio che rimangano per me e i miei amici che erano lì quella sera.

Vi dirò solo che ero in campagna da una coppia di amici, ed erano state anche lì con me Arcangela e poi è anche venuta Francesca. E io ho sentito la necessità di confessarmi e che volevo parlare con un prete. E il mio amico mi ha chiesto che se non ero agnostica, e li ho detto che non lo sapevo più. E poi mi ha chiesto se credevo in Dio, o si o no, e a me è uscito un si. Per la prima volta in vita mia. E subito dopo ho spiegato a loro, che mi sentivo in colpa. Perché avevo fatto una cosa terribile.

Quando il mio fidanzato della Germania mi chiese di sposarci, lui voleva farlo in chiesa. Perché cattolico. Così per accontentarlo mi sono fatta battezzare, ho fatto la comunione e la confermazione. A 24 anni. Tutto lo stesso giorno. Il 24 di luglio di 2010. Solo dopo due colloqui con il prete. Senza catechismo o altro. Nella St. Elisabeth Kirche.

Li in Germania la maggioranza è protestante per cui quando uno si avvicina alla religione cattolica, sono tutte facilità. Ma io al prete ho detto che credevo in Dio, anche se non era vero.

Al mio battesimo, comunione e confermazione sono venuti la famiglia e gli amici. L’ho fatto per amore ma io non credevo. Sono diventata cattolica senza credere in Dio. Abbracciare una religione che non è la tua, per accontentare la persona che ami, è qualcosa complessa da descrivere. Non si dovrebbe fare. Ma io l’ho fatto. Anche se non ce n’era bisogno, perché nessuno me lo aveva chiesto.

Il fatto è, però, che ho mentito alla grande. Perché io non credevo e ho fatto finta di credere. E quando ho visto mami che piangeva nel mio battesimo, mi sono sentita male. Io penso che piangeva perché era felice, perché sapeva che la sua scelta di farmi scegliere quando fosse pronta e cosciente, era stata giusta. Anche se a lei la nonna e non solo, l’avevano tanto giudicata come madre per questa scelta di non battezzarmi.

Quando papà mi ha regalato la Bibbia di Montserrat, mi sono sentita male. Perché è l’unico libro che mi ha regalato mio padre, che non ho letto. E perché ho mentito pure a lui, che si vedeva evidentemente emozionato.

Ed è così che sono diventata cattolica senza credere. Nel 2010.
Dall’ora in poi, ogni volta che entravo in una chiesa cattolica mi sentivo in colpa. Una intrusa. Non ve lo so spiegare. Mi dava mal senso. Mi sentivo fuori luogo. Smissi di andarci dopo il mio matrimonio, alla Frauenkirche. E smissi di fare qualsiasi segno né rito cattolico. Per rispetto. Perché non sentivo fosse la mia religione. E non mi sentivo parte di quella comunità.


La sera in cui però ho iniziato a credere ho sentito la necessità di parlarne con i miei amici e la mia amica mi ha spiegato che Dio perdona tutto.


La mattina dopo ho fatto una passeggiata con Arcangela per la campagna. Ci siamo fermate in un incrocio dove c’era una piccola croce e mi sono commossa. Glielo ho spiegato, che mi ero commossa. E poi abbiamo continuato a caminare per la campagna e mi ha fatto bene. Camminare con lei è sempre bello. Anche quando non parliamo ed ognuna pensa alle cose sue. E facciamo passo a passo una accanto l’altra. Mi rilassa camminare con lei per la campagna.


Ora che sono credente devo solo capire in quale Dio. Penso che inizierò a leggere due libri che ho in sospeso da tempo.


Il primo è il Corano, che comprai poco dopo di Natale. Una edizione commentata. Volevo leggerlo perché mi ero incuriosita per via della mia amica Fatima. Lei non lo sa perché non glielo ho detto, ma qualche giorno prima di Natale mi chiamò per dirmi che se per caso stavo da sola a Natale a Molfetta, potevo mangiare da loro e celebrare insieme. E io mi sono commossa. Li ho detto che sarei andata a Barcelona ma che ringraziavo mille l’invito. E lì, mi sono accorta che io non sapevo nemmeno se i musulmani festeggiassero il Natale o no. E quindi ho voluto sapere di più della sua religione, perché mi è sembrato una cosa bellissima che lei avesse pensato che io forse sarei stata da sola, e mi avesse invitata. E mi piacciono i suoi valori. E volevo leggere il Corano per capire meglio i suoi valori. È bello capire gli amici.

In parallelo penso che leggerò la bibbia piano piano, perché anche se ne conosco parti lette ai funerali, matrimoni o battesimi a cui ho assistito, io se non leggo da sola non riesco a ritenere la informazione. È un mio diffetto.

Per ora sento solo che dovrei andare a parlare con un prete e chiedere scusa per aver finto di essere credente e quindi aver preso in giro la loro religione, perché penso che ho offeso i cattolici col mio comportamento. E ho bisogno di chiedere scusa.

Lo so che la confessione è una cosa segreta e che non serve farlo ai 4 venti, ma io mi sono sentita di raccontarvelo.

Oggi dopo la messa di San Corrado mi sono sentita molto serena. Ho accesso anche due candeline per due amiche che stanno soffrendo, da sole.

Ho salutato la mia amica e domani andrò alla novena con lei. Perché voglio ritornarci visto che oggi sono stata davvero bene.

Ora vi saluto e vi auguro buona notte e sogni belli.

Pubblicato da Clara Roglan Macias

Sono Clara, spagnola e catalana di origine, "tedesca" ed "italiana" di adozione. Sono mamma di 3 bambini felici e 2 aziende che mi mancano da morire. Ho iniziato a scrivere durante la mia quarantena, e mi fa bene.

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