Ciao belli, che si dice? Io ho avuto una giornata speciale, anche se come tutte le giornate speciali, è iniziata come sempre.
Ho lasciato i bimbi a scuola, e siccome ero arrivata con 20 minuti di anticipo, li ho lasciati dentro e sono andata a fare il caffè per aspettare una altra mamma che poi però ha disdetto. Ho fatto la mia chiamata del buongiorno ad Arcangela che rispondeva con monosillabi, quindi ho capito che lei ancora non aveva fatto il suo secondo caffè e l’ho lasciata tranquilla, così ci siamo salutate per sentirci dopo.
Niente, che si alza tutto il gruppo di signori del tavolo accanto, e uno che ha su per giù l’età di mio padre si avvicina a me. E mi chiede se mi può parlare. E li dico che certamente. E mi dice che lui sa che io penso che non sono affari suoi ma me lo deve dire. Io li dico che non sto pensando nulla e che può dirmi tranquillamente tutto.
Mi dice che mi parla da ex fumatore. E che ho un problema. Che mi ha visto che ho fumato due sigarette in 15 minuti. E che lui presume che ce ne sia una terza prima ancora. Li dico di sì, che è vero. Mi dice che devo fare qualcosa e lo devo fare subito. Che fumo troppo. Che non va bene. E me lo dice per me anche se non mi conosce. E poi si scusa per la invadenza. Lo ringrazio molto. Mi saluta e se ne va.
Rimango un po’ perplessa del fatto che uno sconosciuto si sia preoccupato per me ma immagino che da ex fumatore si senta di ispirare ed incoraggiare le persone, e penso sia molto bello. Penso che chi si libera di un vizio vuole aiutare gli altri a farlo, in modo che siano anche gli altri liberi. Mi è piaciuto il signore. Penso sia una brava persona.
Insomma, subito dopo ho chiamato il mio medico curante e mi ha spiegato come funziona il centro antifumo dell’ASL. Li ho spiegato che ho iniziato dopo il primo lockdown e che ho provato diverse volte a smettere da sola senza successo.
Mi ha detto che li, riescono sicuro ad aiutarmi.
Poi, giusto nel momento in cui stavo per chiamare il centro antifumo per fissare subito il colloquio mi è arrivata la chiamata di papà. Ho risposto subito perché papà chiama solo quando ha problemi urgenti. Altrimenti scrive mail che sembrano enigmi da risolvere. Mi diverte. Con il suo umore catalano e sempre la frase giusta pronta per farmi riflettere. E io lo chiamo quando li leggo. Perché lui aspetta sempre che sia io a chiamarlo.
Ho risolto al telefono il problema tragico di papà, che aveva a che fare con le impostazioni della posta elettronica, e poi mi è venuto in mente il fatto che lui ha smesso tre anni fa di fumare dopo 50 anni da fumatore. E ho pensato che prima di chiamare il centro antifumo potevo chiedere consiglio a lui. Già che stavo. Chi meglio di lui. Così li ho spiegato la storia del signore del bar. E mi ha detto che lui pensa lo stesso che mi ha detto quel signore sconosciuto, e che lo aveva già notato a Natale. E li ho chiesto che perché non me lo aveva detto. E mi ha detto che lui non voleva essere invadente e che non è nessuno per giudicare la quantità di sigarette che fumo. E poi mi ha detto che più del fumo, li preocupa quello che c’è dietro. E poi è seguita una conversazione intima di 40 minuti.
Non rivelo il contenutto perché appunto è intima. E mio papà da buon giornalista mi ha sempre spiegato la differenza fra intimo, privato, segreto, etc. Insomma niente. Conversazione epica di quelle che guarderò sempre nella mia memoria. Come almeno altre 50 conversazioni epiche con mio padre. Ma questa è stata al telefono. E penso che non lo sentivo così vicino da tempo, anche se lontano. Perché questo Natale non abbiamo avuto tempo per stare insieme da soli. Sempre con la famiglia attorno. E io con papà riesco solo a parlare di cose intime quando stiamo da soli. È stato sempre così.
Insomma, sono arrivata in garage con i lacrimoni. Il tempo di farli asciugare e sono scappata in negozio e poi a casa al pc e poi ho chiamato Arcangela per raccontare tutto. E poi allora di pranzo ho chiamato papà e li ho detto che mi sentivo di fare un viaggio. E lui ha detto che li sembrava una cosa giusta. E ho prenotato un volo con Ryanair. E parto sabato prossimo. Da sola. E rientro martedì mattina. Ma questa volta non vado a Barcelona ma a un’altra mia città del cuore. Sono felice di fare questo viaggio. Spero che il Covid mi faccia partire. Un nuovo viaggio della speranza per iniziare l’anno!
Sono molto felice che quel sconosciuto mi abbia parlato questa mattina. Glielo ho detto ad Arcangela al telefono e mi ha detto che era emozionata e felice per me e che il signore sembrava un Angelo Custode.
Che il messaggio che mi aveva dato all’ora del caffè, si era trasformato in una conversazione con mio papà e poi ancora in un viaggio deciso last minute all’ora di pranzo anche se meditato da tempo.
Ho sorriso perché io avevo fatto lo stesso pensiero, ma non volevo fare quella metafora. E sicome Arcangela è molto esperta di religione, sapevo cosa intendeva.
Lei e io ci capiamo sempre benissimo. Anche con i silenzi. Soprattutto nei silenzi.
Mi ha detto che peccato che ha da fare altrimenti sarebbe voluta venire con me, e li ho promesso che la prossima volta può accompagnarmi se vuole. Ma questa volta voglio andare da sola. Perché è un viaggio importante. Di quelli che ti cambiano la vita.