La mia prima gravidanza

La mia prima gravidanza me la ricordo ancora come un incubo. Ormai è passato tanto tempo… Ma ci penso ancora. Sopratutto quando guardo le stelle.

Il mio ex e io stavamo provando a concepire da qualche settimana. Era passato più o meno un mese e mi presi un brutto raffreddore. Io che non mi amalavo mai. Febbre, tosse… Un disastro. All’epoca non si parlava ancora di Covid, altrimenti mi avrebbero messa in quarantena.

Chiamai il mio ex al lavoro e fra riunione e riunione li raccontai il problema. All’epoca non avevo ancora il medico curante per ciò, mio ex risolve il problema facendo ciò che sapeva fare meglio, delegare. Chiamò suo padre che si presentò in casa col suo geriatra. Mi ricettò qualcosa e il padre di mio ex me la portò dalla farmacia. Il geriatra non mi chiesse mai se fosse in attesa o se stesse cercando di concepire. Immagino non era una domanda che facesse dal solito alle sue pazienti. Io non glielo comentai nemmeno perché ero un po’ in imbarazzo dalla presenza del padre di mio ex, e un po’ perché nemmeno conoscevo ancora la parola in italiano. Io all’epoca parlavo poco poco poco. E poi ancora non conoscevo Gianni il mio amico della farmacia. Altrimenti avrei chiamato lui.

Ricordo che cercai di leggere il bugiardino ma non è che un bugiardino sia facile di leggere quando non conosci granché la lingua. E poi la lettera è così piccola. Avevo anche la febbre e stavo un po’ disorientata. Pensai che non era il caso di disturbare ancora una volta il mio ex al lavoro per farmi leggere un bugiardino anche perché a dir del vero non sapevamo nemmeno se fosse o non ancora incinta.

La mia prima gravidanza purtroppo non è andata a termine. I due cuoricini che battevano dentro di me si sono fermati alla ottava settimana.

Il raschiamento lo ricordo come la esperienza più brutta della mia vita. Ricordo solo le ore di pianti in quella stanza di ospedale. Ricordo che la mamma del mio ex mi guardava con molta pena. Lei mi è stata vicina dopo l’intervento, mentre il mio ex tornava al lavoro. Ogni tanto mi dava un abbraccio. Anche quel giorno è venuta la mia amica Lalla. All’epoca avevo solo una amica a Molfetta. La mia unica amica Lalla venne a trovarmi e mi portò i fiori. Penso che non ero mai stata così felice di avere una amica con cui piangere. E anche se la conoscevo da poco, mi ha fatto sentire meno sola. E un po’ quel vuoto lo ha riempito. Quello del cuore. L’altro non si può mai riempire.

Quando rientrai a Molfetta, il giorno dopo, ricordo che non avevo voglia di niente. Volevo solo dormire e piangere. Mi svegliai tardi. Il mio ex era al lavoro. Io giravo per le strade e piangevo dentro. Mi sentivo molto vuota. E mi sentivo molto sola. Me ne andai al porto a guardare il faro. Non so se vi è mai capitato. Mentre guardavo il faro mi chiedevo dove fossero andati quei due cuoricini e mi sentivo in colpa per i medicinali. No ne ho mai più presi. Ho il panico ai medicinali. Prendo solo tacchipirina.

La mia ginecologa mi disse dopo che non era colpa mia, che molte gravidanze non arrivano al secondo trimestre. Che purtroppo era la vita. Mi dette un abbraccio e mi disse: senti cucciola, appena sarai pronta e quando vorrai, potrai riprovarci. Ora è giusto che tu pianga. Quel giorno mi ha fatto di mamma, non di dottoressa. Anche se lei non ha figli, è molto più madre di molte altri madri.

Mia mamma non la chiamai. Questo è stato un grande fallimento come figlia per me. Non aver condiviso il mio dolore con lei. Non volevo preoccuparla e poi eravamo un po’ distanti. Lei non era stata molto contenta della mia scelta di lasciare Norimberga e trasferirmi a Molfetta. La verità però è che non volevo farla sentire lontana mentre io soffrivo. Non so perché non l’ho fatto. Ancora ora me lo chiedo. Volevo chiamarla e non l’ho fatto. So che avrebbe preso il primo aereo da Barcellona per starmi vicina. Lei non mi avrebbe mai lasciata da sola in quel letto di ospedale.

Glielo ho detto qualche mese dopo, quando ero incinta di Jordi. Ha pianto e mi ha detto, ma perché non mi hai chiamata? Ho chiesto scusa e mi ha datto un abbraccio. Vieni qui gros bébé.

Anche se la mia prima gravidanza è stata molto triste, per me alla fine ha avuto un lieto fine.

L’anno scorso, quando mia sorella mi ha chiamata dopo la sua seconda ecografia e mi ha detto che erano due, l’ho subito capito. Sono certa che mami dal cielo se li è ripresi e li ha mandati a lei. Mi piace pensare così. Che quei due cuoricini siano finiti li. Lei è una super mami, assomiglia tanto mia mami. Si vede proprio che si diverte con quei due. Si vede che è innamorata persa. Non fa che postare le loro foto e i video su Instagram. Il Covid non mi ha permesso ancora di andarli a conoscere a Madrid. Ma appena posso, prenderò il primo aereo. Non vedo l’ora di conoscerli. ❤️❤️

Pubblicato da Clara Roglan Macias

Sono Clara, spagnola e catalana di origine, "tedesca" ed "italiana" di adozione. Sono mamma di 3 bambini felici e 2 aziende che mi mancano da morire. Ho iniziato a scrivere durante la mia quarantena, e mi fa bene.

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