Ciao belli, che si dice? Io oggi sono molto triste. Molto. Mi sono presa una grande delusione. Mi è successa una cosa molto brutta anche se la giornata era iniziata molto bene.
Questa mattina mi sono alzata, mi sono fatta la doccia e mi sono lavata i capelli. Non li ho lisciati perché fuori c’era un sole raggiante e non mi andava che iniziasse a piovere. Perché quando io mi passo la piastra, piove. È così. Sempre. Quindi ho imparato che se voglio il sole, devo uscire spettinata.
Insomma, andavo per la strada pensando alle mie cose. Ho visto Aldo aperto e mi sono fermata a prendere un cappuccino da asporto. A 4 metri di distanza e con mascherina abbiamo chiacchierato un po’. A me fa bene parlare con Aldo, ha sempre lo spirito giusto. Poi ho visto Marilù che stava con Astra, il suo gattino, per portarlo al veterinario a fare il vaccino. Non quello del Covid eh, non pensate male. I gatti non sono categoria protetta. Insomma ho salutato Marilù con un Baccio volante filtrato dalla mascherina, e ho continuato il mio percorso per corso Dante.
Mi sono di nuovo fermata al XO, oggi avevo bisogno di due caffè perché non avevo dormito per niente, nulla. Insonnia totale.
Il caso è che al XO ho visto passare il mio vicino di garage e ci siamo fermati a parlare delle cose nostre, ovvero di macchine. Lui è un patito di macchine. Mi ha detto che la nuova gliela danno a maggio se non c’è ritardo e che le consegne sono lunghe e che anche sua moglie ne voleva una nuova, insomma, tempi biblici per l’automozione. Alla fine abbiamo finito per parlare del Canale di Suez, delle linee di produzione, e di una fabbrica che ha progettato una mia amica e che mi ha portato a vedere, con tanto di robot ed effetti speciali. A voi piacciono le fabbriche? L’ho salutato con la speranza di rivederlo presto così magari li sto simpatica e vede che sono di fiducia e un giorno ci lascia la macchina a sua moglie e a me e ce ne andiamo a fare un giro per Corso Dante con i finestrini abbassati mentre ascoltiamo Lady Gaga a tutto volume e cantiamo come popstar. Ho sempre voluto fare una cosa pazza così.
Insomma, la mattina è continuata tranquilla. Salendo il Corso Umberto ho visto passare Gianni ma parlava al telefono quindi non mi sono messa a gridare Giaaaaaaanni in mezzo la strada perché io ho rispetto della gente quando sta parlando. Cerco di non interrompere. Non sempre ci riesco. Il fatto è che mentre lo guardavo ho pensato che lui dice che si chiama Gianni ma secondo me si chiama Bradley Cooper. È identico ragazzi. Ma identico proprio. Voi non potete capire. Un giorno vi posto una foto se mi da il permesso e votiamo. Vince il si sicuro. Bradley Cooper di Molfetta.
Insomma, sono arrivata finalmente al mio negozio. Questa cosa di andare a piedi è molto stimolante perché incontri un sacco di gente.
Niente, stavamo a lavorare con Mariangela ed è entrata una cliente con una bambina di un mese. Quando entrano i neonati Mariangela e io diciamo sempre insieme Oooooooooooh che cariiiiiiiiinaaaaaaaaa. Insomma abbiamo un debole per i bebe. Il fatto è che mentre stavamo con le nostri clienti, è passata una signora che vende le collane e i bracciali. Passa sempre. Mi saluta e mi parla sempre anche se io non compro mai nulla perché a me non piacciono gli accessori. Porto solo l’orologio e tre fedi di mami oltre una fede del mio ex di Norimberga. Insomma, non è questo il fatto. Non stiamo parlando di me.
Il fatto è che la signora delle collane se ne è andata e li ho detto di passare dopo a ritirare dei vestiti, perché stavo servendo. La signora sta incinta da due gemellini un maschio e una femmina. E un giorno mi disse che il marito era fuggito quando sapeva che erano due. Che cacca. Penso che essere abbandonata mentre sei incinta è molto triste. Non per te stessa perché alla fine 4 kleenex e passa, ma per i tuoi figli. Perché chi abbandona i tuoi figli penso che ti faccia talmente male, che non riesci a riprenderti. Per fortuna non mi è mai capitato. Il quarto figlio ho deciso che se mai lo avrò, lo farò con donatore di sperma, così non ho il rischio che nessuno abbandoni mio figlio come è successo a questa povera signora.
Insomma, Mariangela e la cliente si sono commosse quando ho raccontato che era incinta di gemelli e che il papà era sparito nel nulla.
E allora è successo una cosa molto bella. La cliente ha detto che voleva aiutarla pure lei e voleva fare un pensiero per i bambini, così abbiamo deciso che li avremmo regalato dei calzini. È una brava persona e noi siamo felici di avere clienti così.
Insomma la cliente è andata via, e Mary e io abbiamo continuato a lavorare. A fine mattina è ripassata la signora che vende bracciali. Non vedevo l’ora di darli i calzini per i gemellini. Ay raga che delusione. Ay che delusione grande. Niente, che mi dice di no, Che non li voleva. Li ha rifiutati. Ha detto che non voleva calzini che voleva i soldi. Io li ho detto che era il regalo di una cliente, che erano per i bambini. Lei insisteva di no. Diceva che non li voleva che lei voleva soldi. Ay raga. Ma è un regalo nascita non si rifiuta un regalo nascita. Ay che mi si è rotto il cuore in due milioni di pezzi. È andata via e li ha presi solo perché ho tanto insistito.
Mary ha visto il mio cuore spezzato ma discreta come è lei mi ha solo detto… Clara… Lo sapevo, non volevo dirti nulla. Stai male? Si Mary. Io ci rimango sempre male. Ogni volta.
Soprattutto quando uno utilizza la storia dei bambini per fare pena. I bambini non si utilizzano. Nemmeno le storie di poveri bambini.
Insomma, ci sono rimasta così male che mi stava venendo da piangere. Ma sapete una cosa? Che non perdo mai la speranza. Non siamo tutti uguali. A volte va bene e a volte va male. Io sarò sempre così e questa sperienza non mi farà cambiare. Nessuna brutta sperienza mi farà perdere la speranza nella umanità. Starò più attenta sicuramente, ma non chiuderò il mio cuore a chiave. Quello mai.