Ciao amici belli, come state? È da tanto che non ci sentiamo. Scusate. Sono state 36 ore trepidanti. Ma vi racconto tutto.
Tutto è iniziato due sere fa, sapete? Come sempre, tutto ha iniziato da una cena speciale con le mie amiche. Quando noi facciamo le nostre cene speciali, ci trucchiamo, ci mettiamo gli abiti lunghi, ci calziamo i tacchi alti, ed usciamo. Per poi sedere, bere, mangiare, ridere, scherzare, e parlare parlare parlare fino che chiudono i locali. Senza bimbi. Senza soci. Senza distrazioni. Siamo solo noi. Le mie amiche di Trani, Bisceglie, Madrid, e io. Ay. Che felicità. Ero elettrizzata giovedì sera mentre mi preparavo. Purtroppo è successo una cosa terribile.
I biscotti hanno fatto casino quindi fra una cosa e l’altra non mi sono ne potuta lavare i capelli, ne tantommeno truccarmi. Però il peggio del peggio è stato quando ho voluto indossare l’unico abito lungo che ho. Perché il tema della festa era l’abito lungo. Oh no. Oh no. 5 kg post quarantena. Non entra più!!!! Oh noooooooo!
Insomma. Metto un abito corto. Ma lo tolgo. Perché le altre andavano da lungo. E noi ci vestiamo uguali. Insomma. Trovo un abito a metta gamba diciamo. Altezza Regina Elisabbetta per capirci. Vado tutta felice al mio parcheggio alle 8 ad aprire il garage alle mie amiche, che dovevano arrivare alle 8. Ma io non perdo mai la speranza. Un giorno, le mie amiche saranno puntuali. Giovedì purtroppo no. Ho aproffitato la mezza ora di ritardo per svuotare di spazzatura la mia macchina, ancora dai tempi della scuola. Tolgo disegni, pezzi di cibo, lecca lecca, pennerelli rotti, involtini… Siccome nel mio garage ho i bidoni, butto tutto al posto giusto. Carta, organico, plastica, indifferenziato, plastica. Niente vetro. Io non bevo mentre guido. Quindi nessuna peroni.
Insomma il fatto è che dopo mezz’ora di togliere cose della mia macchinina, arrivano le mie amiche. Aaaaahhhhhh ahhhhh iniziamo a saltare come pazze. Cenaaaaaaa senza biiiiiimbi.
Però la felicità dura poco. Lei, la Regina, sua maestà, capelli rossi, sguardo dolce, sorriso sincero, eleganza sconfinata e stile infinito mi dice: Clara, ma come ti vesti?
Ma tu davvero che devi venire così con noi?
Scusate ho solo un abito lungo, e non mi entra più. Le mie amiche mi guardano con cara di pena e tristezza. Clara, Clara amore, ci pensiamo noi! Andiamo a fare shopping. C’è un negozio vicino? Si amiche c’è un negozio di prossimità, proprio di fronte al Bit. Ma è tardi. Secondo me è chiuso. Aspettate!!!!! Chiamo subito. Marylu, non abbassare quella serranda. Le mie amiche e io stiamo arrivando.
Insomma, Franci, la mia amica del ❤️, perché è rossa come me, mi sceglie un vestito meraviglioso. Così, pago. Marylu mi sorride. Ma che belle che siete. È da tanto che non vi vedete? Siiiiiiiiii. Facciamo tutte insieme. Da Domenica!Oggi è la prima uscita senza bambini post quarantena! Mi faccio una foto perché sono felice dall’acquisto.
Andiamo tutte insieme felici e contente al Bit. Già vestita. Lascio il mio vecchio vestito da Marilù, così ho una scusa per tornare. Arriviamo alla porta del locale. Il cameriere super carino ci saluta e dice, dentro o fuori?
E noi, deeeeeentro. Abbiamo dalle cose top secret da parlare. Quindi. Non possiamo stare per strada. Ci serve un privée. Noi non vogliamo farci vedere. Tanto poi postiamo tutto su Instagram. Ma quello che si parla a cena. Rimane a cena. Quindi non vi racconterò nada.
Vi dico solo che abbiamo mangiato burritos di ceviche, tacos di salmone, di tonno, nachos, guacamole, ed abbiamo bevuto margarita, daiquiri, e non mi ricordo cos’altro. Poi siamo andate al lungomare. Oh no Clara, avete bevuto le peroni per strada? Incivili! Ma no ragazze, al lungomare siamo andate ad aprire la porta del garage a due principesse che dovevano rientrare presto. Come cenerentola. Prima di mezza note. Perché la babysitter non rimane oltre le 12 di notte.
Così, le 4 rimaste, andiamo a bere come piace a me. Una bottiglia di prosecco. In uno skybar di un b&b fantastico. Se non lo conoscete vi giro il link eh. Andiamo sulla terrazza del MoMa. È chiuso, ma ho le chiavi. 😈
Ci mettiamo sulla terrazza. Conversazioni private top secret. E poi andiamo via. Lasciando tutto lì. Bottiglie, bicchieri, sigarette… Siamo delle incivili. Una schifezza. Insomma siccome il b&b è mio e molto privato, nessuno posterà le foto di quell’atto raccapricciante (raccapricciante è diventato il nuovo praticamente) ma raga io lo uso poco, anzi mai, perché è una parola difficile per una straniera. È un festivale di doppie.
Insomma. Le accompagno al garage e a metà strada dico, no ragazze, facciamo al contrario. Mi accompagnate voi a casa. E poi vi do le chiavi del garage e voi tre andate insieme. Mia madre me l’ho ha insegnato. Che nelle città insicure come Barcelona, le principesse non si ritirano da sole a casa in mezzo della notte. Sempre con amiche. E sapete, anche se Molfetta City è Covid free, giovedì, per la prima volta in 8 anni, ho avuto paura di ritirarmi da sola nel centro storico, con tacchi, e un abito lungo. Così, le mie amiche mi hanno accompagnata a casa.
Dopo la cena dormo bene ma il giorno dopo, ieri, mi sono svegliata un po’ troppo tardi. Anche questa volta non riuscivo a lavare i capelli. Fa niente dai. Tanto sono solo 6 giorni. Mi guardo allo specchio per bene. Ho i capelli così male che sembra che una mucca felice mi abbia leccato la testa. Ueg ueg. Ma guardo l’orologio…. Non c’è tempo. Penso. 💡Enzo!! 😍 😍 😍 Mando subito un whatsapp. Enzo, ho bisogno di te. Dimmi di si. Si. Alle 9. Grazie 😍😍😍
Michele mi lava i cappelli e mi fa un massaggio in testa. Enzo mi asciuga i capelli. Mentre phona i capelli mi chiede: come stai Clara. Enzo. Male. Non so cosa fare. Sono indecisa. Non so se aprire il MoMa o meno. Troppo rischio. Troppe spese. Regioni aperte. Ma molto mercato. Ho diverse richieste di prenotazione al giorno. Ho paura. Clara, ti dico io come devi fare. Grazie Enzo. Quando vuoi Clara.
Pago la piega, il consiglio di Enzo è gratis. Ma ha un valore infinito. Fra un po’ il MoMa apre amici. Gli Apartments aprono. Il MoMa Suites apre. Alla grande. Vi racconto un altro giorno.
Felice e contenta esco dal parrucchiere e me ne vado al cin cin bar. A vedere Antonio. Mi prendo il mio cappuccino. Sono felice assai. Il cappuccino del Cin Cin bar, da felicità. Io a volte guardo Tonino in silenzio e penso. Se lui fosse emigrato negli Stati Uniti, sarebbe il fondatore dello Starbucks. Io lo ammiro. Lui ha tutto. Posizione. Visibilità. Dolce. Salato. Wi-Fi. Immagine di marchio. E poi raga. Poi raga…….. Ha una cosa che lo Starbucks non ha. E per me è la cosa più bella al mondo. Quando io entro al Cin Cin Bar, tutti mi dicono: Ciao Clara!!!!!! 😍 😍 😍 Invece, quando entri nello Starbucks, ti chiedono il nome e te lo scrivono sul bicchiere di carta di mezzo litro. Quello di Norimberga non lo soportavo. Ogni volta uguale. Name? Clara. Ok. Allora mi davano Klara. Oh no. Ma non sono tedesca! Tornavo il giorno dopo. Name? Clara. Clara mit C. Ok. E mi davano un cavolo di bicchierone di mezzo litro con la scritta Klara mit C, e un sacco di panna sopra. Ma un sacco proprio. Roba che il San Marco del gelato è un principiante accanto allo Starbucks. Panna da tutte le parti. Indigestione bruttale. E alla fine da qualche parte. Un millilitro di caffè. Diluito in una soluzione di acqua. Non so le proporzioni esatte. Però insomma. Io ci andavo lo stesso.
Invece oggi… Al cin cin bar… Raga che emozione. Prima di dire Ciao, dicono loro Ciao Clara! Cappuccino. Senza cacao. Ecco Clara. 😍😍😍😍😍😍 Clara ❤️ Cin Cin bar.
Dal Cin Cin Bar, vado al Corso perché dovevo andare al negozio. C’erano già tante persone dentro, 2, oltre Lucrezia. Non mi sembra il caso di assembrarmi. Approfitto per andare a fare un caffè con la mia amica Elena, così facciamo brainstorming. Ciao Clara. Ciao Elena. Ti serve qualcosa? No, sono venuta a parlare. Ok. Ascolta. Si Elena? Ho una idea pazza. Dimmi Elena, adoro le idee pazze. ** segreto industriale ** registrazione del marchio in corso**
Due clienti entrano. Io vado. Siamo troppi. Elena +2. Niente assembramento. Il shopping non è più quello di una volta. Arrivo al corso e vado a fare un servizio. Devo andare a vedere un locale perchè un collega di chi non posso fare nome né cognome, mi chiede di andare a vedere un negozio per lui, perché lui non si può fare vedere. Tanto a me non conosce nessuno. Perché non sono di qua.
Provvedo. Io so fare il lavoro mio. Entro ed inizio a fare finta di guardare vestiti. Ne prendo due a caso per provare. Devo anche guardare i camerini quindi non è che ci posso entrare senza nulla. Guardo tutto, osservo bene. Sto per entrare nel camerino quando la commessa mi dice… Ma nooooooo! Ma questi no!!!!!!! Ma come ti vesti? Me ne da altri due. Ecco vedi. Alla fine ne compro uno. Ottimo. Però mentre pago riesco a vedere posizione delle prese, punti luce, etc etc. Lavoro fatto. Quindi dopo parrucchiere, cappuccino, caffè con Elena, e shopping, me ne vado al mio negozio a fare finta di lavorare un po’. Perché la vita non è solo parrucchiere, caffè con le amiche e shopping.
Arrivo nel mio negozietto. Il tempo di prendere il timbro perché dovevo andare al comune a prendere i buoni…. E succede… Succede…. Succede il mio trauma più grande.
Entra Paola. La mia amica giornalista. Ecco Clara. Tieni il buono. 3, 2, 1, Via. Mi riprende col cellulare. Dai siamo in diretta! 😱😱😱😱😱😱 Cosa sono i buoni? Dove si possono spendere? Quanto dura la iniziativa?
Rispondo come posso a tutto. Anche se voglio uccidere Paola. Ma lo spettacolo deve continuare, A me le interrogazioni sorpresa non mi piacciono. Nemmeno le dirette Facebook. Che vergogna grande. Terribile. Meno male che ero andata da Enzo la mattina. Almeno i capelli per una volta erano a posto.
Insomma. Con tutto, mi accorgo di essere in ritardo così prendo il timbro e mi avvio verso il comune. Passo da Carlo e Diana. Ciao Clara dove vai? Al Comune a ritirare i buoni. Ma nooooo, non quello di giù! Ah ok, quello di su. Va bene devo correre al garage allora, perché ci devo andare con la macchina. Corro come una cenerentola che deve andare a ritirare i buoni. Non ho tanto tempo. Arrivo al garage. Nel frattempo ho un vocale della mia amica Laura. Ciao Clara. Ricorda. I buoni. Entro oggi li devi ritirare! Si si grazie.
Arrivo al garage col tempo giusto. Oh nooooooo. Le chiavi del garage le avevo datte alle mie amiche la sera prima dopo che si ritirarono!!!!!!! Noooooooo!!!!! Sto per piangere. Perderò i buoni. Sono un disastro. Esco in diretta facebook parlando dei buoni e poi? Non li ho?
Ay, ay, aaaaay che pena piu grande. Quando allora, come in tutti i racconti della Disney, arriva un principe azzurro a salvare la principessa. Ciao bella. Ciao bello. Dove vai? Dovevo andare in comune a ritirare i buoni ma… Ma… Ho dimenticato le chiavi del garage. E tu? Io sono già andato ieri a ritirarli. Ma sali, ti do un passaggio!
😍😍😍😍😍 Grazie Sergio! Andiamo al comune a tutta velocità con la sua smart elettrica.
Che bello!!!! Molfetta così si inquina meno. Arriviamo al comune just in time. Ritiro I buoni. Mi riporta al centro storico.
Scappo a casa. Giusto in tempo per arrivare all’una e dieci. Così il socio può scappare a Bari. Ora tocca lui lavorare. E io preparo il pranzo ai biscotti. Sono felici. Perché racconto tutto quello che ho fatto la mattina: Parruchiere, cappuccino, caffè con Elena, shopping, intervista… Intervista Mami? Possiamo vederla mami? Si va bene. Vado su Facebook. Oh nooooooo, ho richieste di amicizia di ragazzi che non conosco! Pervertiti!
Li cancello tutti. Vediamo la intervista. Ha like e cuoricini, commenti e condividisioni. Ok allora la condivido anche io su Menorquinas.
Uffa. Ora basta lavorare. Il lavoro di imprenditrice part time è…. Estenuante!