Che cosa è il rischio?

Che cosa è il rischio?

Il rischio è l’eventualità di subire un danno. E non è lo stesso che un pericolo. Sono cose diverse. Valutare correttamente i rischi è chiave per prendere decisioni giuste. Gli esseri umani, valutiamo costantemente i rischi e facciamo delle scelte. Sempre, costantemente.

Lunedì uscirò con i 3 biscotti, con mascherina, e ancora una volta li metterò a rischio. Come l’ultimo giorno in cui hanno calpestato la strada. Come ogni giorno in cui sono uscita con loro. Già prima del coronavirus. Vi spiego come era assumersi il rischio di uscire con 3 figli.

Esci (o uscivi) per la strada con i 3 bimbi ed uno dei 3 scapa. Che fai? 😱 Allora, guardi a quelli 2 fermi e dici: rimanete qui, non vi movete e non parlate con nessuno. E corri a ricuperare il runner della situazione. Si, è vero, hai rischiato di perderne 2 per ricuperarne uno, ma quando fai la mamma non fai la economista. Voi due state bene? Si. Bravi. Tu runner, se lo fai di nuovo, ti metto in quarantena fino ai 18 anni.

Vai al parchetto (o andavi) e c’è dispersione. Uno allo scivolo, l’altro al biliardino, il terzo…? Dove è il terzo? Era qui, proprio qui, 2 minuti fa…. Altalene!!!! In movimento. ERIIIIIIC. fiuuuuu. Meno male che è bassino. Dai questa volta è andata bene. Èric senti, se passi vicino alla altalena metiti il casco ok? Mamma non ho il casco. Ok, allora non andare vicino alla altalena se ci sono bimbi. Hai capito? Si mamma.

Poi andavamo alla edicola. Mamma voglio questo questo questo. Bimbi, ho 3 euro e 50. E nella edicola non hanno il POS! Decidete. Voglio una busta di figurine! Va bene, i primi 60 cent sono andati. Jordi, cosa vuoi. Questa macchinina. Va bene, 1 euro andato. Èric. Voglio questo mega uovo con i supereroi. Penso che siamo fuori bilancio ma proviamoci, forse è fatto in Cina. Anzi lo è sicuro. Quanto costa? 8 euro. Sticazzi di margine operativo lordo. Èric no. SI. NO. SI. NO. SI. Èric scegli una altra cosa. No mamma, o il uovo o niente. Èric, niente.

Uscivamo della edicola e piangeva come un disperato per tanti minuti. Clara ma davvero fai piangere così Èric? Si amici. Mi ha fatto scegliere o il uovo o niente, ed ho scelto niente sapendo già che avrebbe pianto. Io mi prendo le mie responsabilità.

Clara ma se soffoca? No raga, nessuno soffoca di pianto. Tanto ora andiamo al bar e li compro un Kinder sorpresa con l’euro che mi è rimasto. Clara ma lo calmi con il cioccolato? Si. Non è salutare! L’alternativa ragazze quale è? Ok grazie. E poi lui è un runner, bruccia tutto.

Caminavamo sempre su, verso il corso e andavamo da Carlo. Ciaaaaao Carlo! Ciaaaaao amico mio. Ecco un po’ di pausa. Dopo un po’ di sana chiacchierata salivamo su fino al mio negozio. Facevo entrare i 3 biscotti. Benvenuto Caos! Uno di qua, uno di la, quello che giocca, l’altro che legge, uno che prende la pistola dei codici a barre ed inizia a sparare come se fosse il laser di Star Wars. Rischio Impresa ma davvero. Dopo un’ora li tiravo fuori. È difficile lavorare con i figli attorno.

Poi rientravamo a piedi fino casa. Ci fermavamo in tutte le strisce pedonali ma purtroppo le macchine no. Molte volte abbiamo rischiato di essere investiti a Molfetta. Non è uno scherzo ne la mia ironia. L’incidente stradale, anche a piede, è una delle prime cause di mortalità infantile.

Io ho sempre avuto paura di questo, perché non è un rischio, è un pericolo. Forse per questo non ho fatto mai andare i miei figli con le macchine degli altri, se non con la mia o con quella di Gianluca, e quando c’è stata necessità, con quella di un autista professionale. Con seggiolino.

Quando io ero piccola ed andavo in gita mia mamma controllava le gomme dell’autocar e parlava con l’autista a meno di un metro di distanza per sentire se puzzava di alcool.

Io ho avuto paura la prima volta che i biscotti sono andati in gita. Arcangela la rappresentante mi ha chiamata per dire che Arnau era stato l’unico bambino che appena seduto nel pulmino si era allacciato la cintura da solo ed era rimasta colpita.

Io ora capisco la paura di uscire dal 4 maggio. Perché penso che noi tutti amiamo in modo illimitato i nostri figli e per nulla al mondo vorremmo mettere loro a rischio.
Penso sia la cosa più pesante di fare il genitore. Quel terrore paralizzante al solo pensiero di poterli perdere per sempre. Già dal primo test positivo. Già da prima che siano nati.

Anche io ho paura si, che prendano il Coronovarius. Ma non di più rispetto a che possano essere investiti, possano avere un incidente stradale o possano soffocare mangiando. Per questo allaccio cinture, insegno a incrociare in verde e guardare ad entrambi i lati, taglio il cibo piccolino e dico di masticare bene. E poi, dal 4 maggio, i 3 biscotti uscirano con mascherina e laverano spesso le manine.

Per un vaccino ci vorrà tempo. Io non posso immaginarmi ancora in casa.

Gianluca voleva uscirli già prima. Per me lui ha ragione. È bello fare il genitore in due. Perché quando a uno manca il coraggio, l’altro prende la scelta giusta. E se non fosse per lui, loro sarebbero ancora a casa. Non vedono l’ora di uscire. Ho portato le mascherine e saltavano della gioia. Sanno già che devono indossarla. Sono più intelligenti di noi.

Pubblicato da Clara Roglan Macias

Sono Clara, spagnola e catalana di origine, "tedesca" ed "italiana" di adozione. Sono mamma di 3 bambini felici e 2 aziende che mi mancano da morire. Ho iniziato a scrivere durante la mia quarantena, e mi fa bene.

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