LA FAVOLA CHE SALVò IL MIO NEGOZIO

Ciao amici! Come è andata la mattina? State tutti bene?

Io sono molto ottimista oggi. Ho fatto altre vendite, una consegna a domicilio, e sono anche andata in banca a versare soldi. Ho pure intravisto Angelo, il direttore, 😍 quanto è bello ragazze 😍, non vedo l’ora di andare a chiederle uno di quei prestiti garantiti da Conte.

Insomma, pare che Menorquinas, il mio negozio, inizia a riprendersi un po’ dopo la quarantena.

Wow Clara! È fantastico! Diventerai la Amancio Ortega di Molfetta! La Jeff Bezos della Puglia!

Non correte amici!!! Io ho ancora molti chilometri da fare, ma siamo per la buona strada, da qualche parte bisogna iniziare 😍

Il caso è che io, anche se ora sono ottimista, vi volevo raccontare la verità. Perché non mi va di fare credere ai miei amici che la vita è sempre supercallifragilisticaspiralidosa, e che tutte le strade siano facili e in discesa. E soprattutto, anche se mia mami mi chiamava così, io non sono Clara la fantastica.

Allora ragazzi, io, qualche settimana fa, volevo chiudere il mio negozio per sempre. Volevo ammazzarlo ragazzi. Il mio bebé nato due anni fa, si, il mio negozietto del mio cuore, quello che in questi 3 giorni mi rende tanto felice, una mamma orgogliosa e mi da la possibilità di uscire ogni mattina per andare a lavorare e godere la libertà.

OH no Clara! Ma questo è terribile? Perché? Perché volevi farlo? Davvero lo volevi chiudere?

Si amici. Ero molto giù, non vedevo la luce alla fine del túnel. Vedevo le scadenze dei fornitori che si avvicinavano, la locazione da pagarsi, le vendite a 0 da poco più di inizio marzo… Mi è venuto lo sconforto e ho scritto al mio commercialista. Livio, chiudimi la partita IVA. Stop, basta. Vaffanculo!

Lui mi ha risposto con diversi messaggi noiosi spiegando che non si chiude così la partita Iva, con informazioni degli adempimenti e roba noiosa che non ho letto perché non erano i messaggi di cui avevo bisogno in quel momento. Ho avuto la sensazione che volesse ostacolarmi la chiusura. Lui è un maschio e non può capirmi.

Ho inviato un altro messaggio alla consulente del lavoro. Anna, chiudo la partita Iva. Basta. È finita. Anna invece mi ha capita al volo. Non mi ha scritto nulla. Mi ha solo inviato uno smiley con la faccina triste. Lei soffre con i miei fallimenti e gioisce con i miei successi. E mi manda sempre lo smiley giusto di cui ho bisogno.

Ecco ragazzi, con il cuore a pezzi per la scelta che avevo fatto, sono andata alla casa-scuola con Jordi a seguire la lezione di Italian Lab. Vi ho già detto che sono le mie preferite. Accendo il PC e la maestra Renata inizia a parlare. Racconta la favola dell’albero e il contadino. Io non la conoscevo, voi?

Ve la copio:

“Nel campo c’era un albero privo di frutti: infatti non produceva frutti, ma era il rifugio soltanto di passeri ed altri uccelli.

Il contadino voleva tagliare il vecchio albero: perciò afferrò l’accetta e dette dei colpi contro il tronco. I passeri e tutti gli uccelli supplicarono di non distruggere il loro rifugio poiché con il loro canto rallegravano gli uomini.

Il contadino non si curava delle parole e continuava a dare colpi al tronco. Quando incavò l’albero trovò uno sciame di api e il miele all’interno.

Il contadino si rallegrò intensamente e gettò via l’accetta, si presse cura dell’albero sacro e pregò i passeri di non allontanarsi dall’albero.

Allora i passeri dissero: “Non a te, contadino, ma siamo grati alle api se non hai tagliato l’albero”)

“Morale: gli uomini spesso non onorano cose giuste, ma perseguono ciò che è vantaggioso.”

Ai ragazzi, scollegai il zoom di Jordi che mi tremavano le mani. Mi sono sentita molto male. La maestra Renata ha sempre la favola giusta per me.

Io stavo facendo come il contadino!! Io volevo chiudere il negozio perché non dava frutti, capite? Ma li ci lavorava Lucrezia, ci lavorava Mariangela. In questo negozio venivano i clienti e lui rallegrava la vita del Corso Umberto. Capite? Il mio negozio era un albero e io stavo per fare la contadina cattiva! 😱 Io che sono di città e sono cresciuta fra l’asfalto e il traffico di Barcelona.

Contadina io? Io non so nemmeno innaffiare un cactus, come posso pensare di tagliare un albero? Nemmeno i miei amici contadini Giuseppe, Paolo o il marito di Mariangela taglierebbero mai i loro alberi. Loro ne ottengono oro liquido amici, fanno l’olio di oliva della Puglia.

No, non lo chiuderò. Non lo ammazzerò, io resisterò, mi sono detta. Anche se non da frutti. È un albero che da lavoro e rallegra il corso Umberto, merita di esistere.

Insomma ragazzi, che dirvi, ora che ho salvato il mio negozio a me piacerebbe essere come Jeff Bezos. Davvero Clara? Vuoi essere ricca? No amici! Non in quel senso! Io sono già ricca, ho 3 Biscotti piccoli, un biscotto grande e tanti amici.

Allora? Perché vuoi essere come lui? Vuoi spedire in tutto il mondo? Nemmeno. Io preferisco consegnare a mano come oggi. Sono Clara Prime!

Io voglio essere come lui semplicemente perchè lui è il mio idolo. Amazon ha avuto bisogno di 7 anni per uscire dalle perdite e generare un utile. 7 anni per essere rentabile.

Ecco, quanti di voi avreste abbandonato al 2o mese, al primo anno, al secondo anno, al terzo anno, al quarto anno, al quinto anno, al sesto anno o forse al settimo anno? Eh, non è facile resistere, vero? Penso che perseverare sia il verbo più difficile del dizionario in assoluto. Ma Jeff lo ha fatto. E io voglio essere come lui. Io voglio perseverare in tutto ciò che faccio. Non voglio arrendermi mai!

Amici imprenditori, pensateci. Il periodo è davvero una merda, ma dobbiamo resistere anche se il panorama non è il migliore. Non è giusto abbandonare le nostre attività. I nostri collaboratori, i nostri clienti. Loro non hanno colpa di questo Coronavirus. Dobbiamo cercare di resistere per loro.

Ce la faremo amici.

Andate anche voi a l’angelo 😇 della vostra banca se ne avete bisogno, questa volta garantisce Conte.

Pubblicato da Clara Roglan Macias

Sono Clara, spagnola e catalana di origine, "tedesca" ed "italiana" di adozione. Sono mamma di 3 bambini felici e 2 aziende che mi mancano da morire. Ho iniziato a scrivere durante la mia quarantena, e mi fa bene.

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