Ciao amici! Oggi mi avete inviato tanti messaggi che sono così felice come… Come… Come quando a Zara ti mettono la spedizione gratuita già da 20 euro di acquisti.
Ragazze siete stupende. Voi non mi lasciate crollare mai. Siete le super donne della mia vita. E siete davvero in tante. Io ho 3 figli maschi e un fidanzato, e a volte è vero, mi sento sola fra tutto questo testosterone. Ma poi mi scrivete voi, e il mio mondo si colora di rosa e ricordo quante amiche io abbia e quanti sentimenti belli riuscite a mandare con i vostri messaggi.
Perché noi donne siamo così, abbiamo quel radar che ci indica quando una persona ha bisogno di noi.
Insomma amici. Oggi pensavo a come è iniziato male il 2020. A quando abbiamo avuto quella chiamata dell’ospedale Giovanni xxiii. Quella chiamata in cui ci chiedevano di ricoverare Arnau per un intervento che non poteva più essere rimandato.
Voi lo avete mai sentito tremare il pavimento sotto i vostri piedi? Io si.
Mi sono ricoverata in ospedale insieme all’amore della mia vita. ARNI. 5 anni. La mia metà. Quello che ride con gli stessi scherzi e gioca con gli stessi giocattoli che piacciono a me. Quello a chi chiedi: Arni, come siamo? E lui risponde: uguali! Quel ometto identico a me che ride con le stesse barzellette e parla come me. Quel tipo che lo vedi e pensi, caspita, l’ho proprio clonato. Insomma, un intervento scemo, 4 giorni e fuori. Eppure a me è venuto a mancare l’ossigeno.
L’ho visto lì sdraiato, mentre lo sedavano, ed ho pensato che non c’era dolore più grande al mondo.
In quei giorni ho conosciuto Maria, la mia vicina di stanza. Anche lei aveva il suo bambino lì. Quella notte, prima dell’intervento, noi non abbiamo dormito. Abbiamo parlato, tanto. Ci siamo raccontate la vita. Maria ha un fioraio e lei crea delle opere di arte per gli sposi. Ma non solo. Lei scrive. E cavolo come scrive…. Lei scrive poemi e messaggi che accompagnano i suoi fiori fino li dove devono arrivare. Lei mi ha fatto piangere quando mi ha raccontato che ha scritto un biglietto per un anniversario. Quell’uomo anziano è tornato qualche anno dopo chiedendo un fiore essiccato da portare in cimentero, perché la sua metà non c’era più… Maria è una fioraia che più che fiori vende bellezza, speranza, amore.
In quei giorni Maria mi è stata di grande aiuto e conforto. Ci eravamo lasciate dicendo che appena possibile saremo andate al cinema con i bimbi, così si vedevano in un ambiente diverso dell’ospedale. Poi è arrivato il coronavirus e ci ha un po’ rimandato i nostri piani.
Maria, amica, appena questo bastardo va via, noi un film insieme lo vedremmo!
Amici, se in questo tempo avete voglia, comprate fiori. I fiori colorano le nostre giornate e le riempiono di profumi che non possono essere più dimenticati.