Oggi sono 2 settimane che i 3 biscotti e io siamo in casa. Sono felice perché nessuno ha sintomi. Io però non sono perfetta, sono umana e a volte ho il pensiero di uscire. A volte fantastico sulla possibilità di chiamare Livio, il mio commercialista, e chiederle di cambiare il codice ateco di una delle mie due attività per poter andare a lavorare un po’. Poi però guardo i miei 3 biscotti e penso che come in casa non si sta da nessuna parte. Al cavolo il lavoro.
Cosa sarebbe di loro se io mi ammalasse? Chi li cucinerebbe la pasta al forno? Chi li laverebbe i vestiti? Chi si occuperebbe di stampare le loro schede e farli seguire le videolezioni? Chi li seguirebbe la tesi che dobbiamo consegnare a fine quarantena? E chi li farebbe il bagnetto la sera e li leggerebbe il decreto della buona notte?
Chi? Chi se non me. Perché io ora sono tutto per loro. Sono il loro mondo. Perché Gianluca è uno di quelli ateco che va a lavorare. Perché le zie vivono a Madrid una e a Bruxelles l’altra, anche se fino mercoledì una era a Singapore, ma poi ha preso un aero last minute ed è tornata, perché mia cognata è la più forte al mondo e non c’è Schengen che la fermi.
Ora lei è già a Bruxelles e fa la casalinga come me. Anche mia sorella è a Madrid a fare la casalinga, che aspetta due bambini e deve proteggersi. Sono molto felice perché diventerò Zia.
Penso che i bambini, in questi giorni in qui le borse ed i mercati vanno pazzi, siano il vero investimento del futuro. Le uniche aziende che crescono (ma quanti litri di latte bevono al giorno?) gli unici asset che non ci pignorerano quando questo passi. Perché ci potranno pignorare l’azienda, la macchina e le mascherine, ma i bambini mai. Nessuno come noi sai come sono impegnativi. Teniamoceli stretti e cerchiamo di rimanere sani per loro.
Un abbraccio amici